Pubblicato
da Meridiano Zero nell'antologia "La legge dei figli" per il
60° anniversario della Costituzione
Italiana
IL RACCONTO PRENDE
LIBERAMENTE SPUNTO DALL'ART.12 DELLA COSTITUZIONE ITALIANA (il
tricolore come bandiera della Repubblica Italiana)
Sentì
il sudore freddo insinuarsi tra collo e colletto, allargò il
nodo alla cravatta con un gesto svogliato e poco elegante.
Una sensazione di inadeguatezza lo soffocava e il ticchettio
dell’orologio lo sfidava senza lasciargli tregua alcuna.
Avrebbe voluto sfogarsi, gettare gli incartamenti in aria, guardare i
fogli adagiarsi sul pavimento chiaro, tornare a casa dalla moglie.
Il dottor Foggia era stato fin troppo chiaro poco prima al telefono: Niente
movente, niente cadavere, niente assassino.
Fermò le mani sui fianchi spostando leggermente la fondina,
sbuffò. Abbassò lo sguardo e osservò i
nastrini colorati sul nero della divisa. Gli
restavano poche ore ormai: il signor Mengoli doveva essere a breve
rilasciato. L’istinto si manifesta
secondo leggi non scritte e come un miraggio appare in un lampo
diventando un chiodo fisso che martella il cervello. Il maresciallo non
nutriva alcun dubbio. Era stato lui. Lo aveva lì, in
caserma, a disposizione. Eppure il presunto assassino sarebbe uscito
sorridendo dalla porta principale facendosi beffa delle intuizioni
dell’uomo in uniforme. Avrebbe mai potuto scrivere sul
verbale di arresto del suo istinto, delle sensazioni o
dell’odore acre che emana una bugia? Un qualsiasi avvocato
avrebbe riso sonoramente leggendo un’incriminazione basata
sul nulla. Il magistrato non poteva far altro
che accertare la mancanza di prove inequivocabili.
Era stato breve, telegrafico come
sempre, lapidario: Non avete niente per
trattenerlo, non convalido nessun arresto, non con questi indizi.
Il caldo afoso e alterno di
un’estate anomala non aiutava di certo a concentrarsi.
L’afa è nemica dell’uomo in divisa,
della cravatta, dei colletti bianchi, dei berretti e delle auto scure. A
dire il vero c’era poco su cui riflettere; antipatia, qualche
dissapore, vecchie gelosie, nulla che giustificasse un delitto. Eppure
l’intuito lo aveva sempre aiutato e nessuno conosceva meglio
di lui gli abitanti del paese.
Certe indicazioni si sentono dentro, si respirano come
l’aria, si accarezzano con i pensieri, scorrono davanti agli
occhi ancor prima di diventare prove. I
carabinieri si stavano dannando per trovare quel corpo di cui solo il
sangue, troppo sangue, ne aveva indicato la morte all’interno
dell’appartamento.
Le tracce si fermavano proprio dietro la porta e chiudendola
l’assassino aveva con una magia cancellato il percorso che lo
aveva portato a svanire nel nulla con il cadavere.
Erano passati sei giorni prima che venisse fermato il signor Mengoli,
arrestato nella notte quasi per disperazione, dicevano i giornali, dai
carabinieri che brancolano nel buio. Il
maresciallo asciugò la fronte e con un sorriso di
circostanza indossò la maschera della freddezza, della
decisione, dell’uomo invincibile. Aveva ritagliato quei
titoli di giornale e li aveva messi in bacheca in bella vista come un
monito, uno stimolo.
Entrò per l’ennesima volta nella stanza. Fece
uscire con un cenno brigadiere e appuntato. Rimase solo col signor
Mengoli, occhi negli occhi. L’aria si fece pesante,
irrespirabile. L’adrenalina alzava entrambi un millimetro
sopra il pavimento.
“Quanto tempo ancora vuole
farci perdere? Le sue impronte sono ovunque, lo hanno appena confermato
i colleghi del Ris.” Mentì.
Il signor Mengoli non rispose e
accennò a un sorriso.
“Dove ha nascosto il corpo?”
Il sorriso diventò una smorfia di plastica,
antipatica.
“Siamo stati più che pazienti e cortesi con
lei…” Si tolse la giacca e arrotolò le
maniche della camicia.
Il
silenzio tramutò in sonora risata: “Signor
Maresciallo, che fa, vuole dar sfogo alla tensione?”
La vecchia sedia di plastica marrone volò contro la parete
stridendo sul muro ad un passo dal signor Mengoli.
“Una persona di questo paese, un suo amico…che
dico…un suo nemico è sparito in un mare di
sangue… lo trova divertente?”
La risata ritornò sorriso.
“Uno del paese… Signor Maresciallo lei lo sa, a me
questi negri non piacciono e nemmeno i carabinieri. Le sembra un reato?
Aspetto il mio avvocato. Non ho niente da dire né a lei
né ai suoi colleghi. Conosco la legge. La conosco bene.
Stiamo perdendo tempo entrambi. Posso fumare?”
La pazienza stava raggiungendo il famigerato limite. “Lo
stiamo aspettando da ore il suo avvocato e la legge la conosciamo
entrambi. Vuol fumare adesso? Diamo i numeri?” L’espressione
del sospettato diventò stranamente seria. “Conosco
la legge e non ho più niente da dire.”
Il caldo faceva sfumare i
colori e confondere i contorni. L’asfalto pareva sciogliersi
passo dopo passo sotto i mocassini neri. Il rumore del silenzio
fischiava nelle orecchie, il fruscio dei pantaloni neri lo accompagnava
da anni. Passeggiare aiuta a riflettere,
pensò, muoversi a star fermi, a stare calmi. La
luce lo accecava, brancolava nel buio. Il paese sembrava deserto, gli
scuri erano chiusi, i locali vuoti, disertati. La gente raramente aiuta
nelle indagini, nessuno vede, nessuno nota. L’assassinio di
un extracomunitario spesso si perde nel nero
dell’indifferenza, dell’ignoranza. Qualcuno crede
che un poco di buono, un poveraccio, meriti di morire proprio
perché tale. Non è razzismo, non è
qualcosa di razionale, di ragionato. E’ una sorta di normale
istinto comune a molti, una forma di repulsione naturale, schifosa. E
in contesto del genere, per la morte di un corpo che nessuno piange,
è difficile trovare una strada, un’indicazione. Il
piazzale antistante al Municipio, appena risistemato, dava una
dignità maggiore al centro del paese. L’apparenza
diventa sostanza e un palazzo istituzionale con il cortile rammodernato
e la facciata appena rinfrescata comunica solennità, ispira
fiducia, professionalità. Il
maresciallo tolse il berretto e asciugò la fronte con il
palmo della mano.
Sorrise pensando a quel tricolore che sventolava dall’alto
dell’ufficio del sindaco. Gli vennero in mente gli
alzabandiera alle scuole militari,i giorni della leva e persino gli
ultimi mondiali di calcio. Fu un solo attimo, un secondo di
distrazione, una pausa obbligata dalla tensione, dallo stress. Il rosso
lo riportò subito al delitto e a tutto quel sangue, al
sorriso di plastica del signor Mengoli. Conosco la legge…
Conosco la legge… E’ il colmo per un assassino,
pensò.
Si guardò in giro e non vide nessuno. Controllò
nuovamente e si sedette sul muretto della piazza proprio di fronte al
Municipio, al tricolore. Prese il telefono cellulare e mentre scorreva
la rubrica si ricordò del nodo alla cravatta. Si
sistemò, si mise nuovamente il berretto in testa e
cercò dentro di sé la forza e la
dignità per ammettere la sconfitta al telefono con il Dottor
Foggia. Esitò distratto dal drappeggio del tricolore agitato
da un raro ma prezioso soffio di vento. Proprio in quella piazza aveva
visto il signor Mengoli con altri artigiani sistemare i sampietrini
pochi giorni prima. Proprio sotto la bandiera. Si
alzò in piedi di scatto. Era assurdo, assurdo davvero.
Passò con lo sguardo il piazzale cercando tra i sampietrini.
Gli venne in mente l’odio del Mengoli nei confronti dei negri
come egli stesso li aveva definiti. Guardò nuovamente il
tricolore. Pensò a come una bandiera possa essere un simbolo
sbagliato di nazionalismo esasperato fino a diventare odio, rabbia,
giustificazione di un reato, di un omicidio. Signor Foggia sono il
maresciallo. Abbiamo arrestato il signor Mengoli. Il cadavere
è qui, sotto i miei piedi .
Sorrise pensando che avrebbe
arrestato per la prima volta un assassino ai sensi
dell’articolo 12 della costituzione.