N E S S U N D U B B I O Gli altri racconti di Andrea Testa
Il racconto è stato inserito nella rivista semestrale DELITTI DI CARTA anno XI  n.9/10 novembre 2007-maggio 2008 stampata a febbraio 2009

Era l’unica soluzione per risolvere quello strano caso.
O meglio. Era l’unico tentativo in cui valeva la pena di sperare. Se quell’ uomo abitualmente frequentava la chiesa, se ogni domenica l’assassino si concedeva quei quaranta minuti di apparente normalità per pregare i suoi dei, anche quella cavolo di mattina sarebbe stato lì tra la gente, più agitato forse, stanco, ma presente. Probabilmente erano solo speranze, i ragionamenti banali, ovvi e scontati, di chi crede di essere più intelligente degli altri e che proprio per questo non arriva da nessuna parte. Ma era ciò che riuscivo a fare, questi i miei passaggi mentali dopo settimane senza chiudere occhio, alla caccia di un fantasma che uccide senza pietà la gente del paese. Giravo come un vecchio segugio da film con la barba incolta, gli sguardi attenti e l’espressione persa a cercare di ricucire i perché, fortemente distratto dalla mia presunzione che stavolta non mi aveva aiutato a risolvere il caso. Sentivo il peso della mia pistola sui pantaloni dietro la schiena e l’idea di entrare armato in chiesa mi rendeva ancora più agitato. Lo avevano descritto come un personaggio scaltro ma instabile e quindi eccessivamente pericoloso, proprio per la sua capacità di stupire, se pur con azioni di efferata violenza. Nessun filo logico, nessuna stessa matrice, nessun apparente motivo. Una donna, tre bambini, un cane, e Mario, il caporeparto del nostro supermercato. Questo era l’ordine della sua follia che seminava sangue in maniera disordinata, in modi diversi, in ore diverse, ma sempre all’interno del nostro paese. Inizialmente era sembrato un caso disarmante per la sua semplicità.
 La donna trovata senza testa all’interno della sua villa, nessun segno di effrazione, scasso, lite, nessun testimone che avesse notato persone diverse, ci davano la certezza che l’assassino dovesse essere uno del paese. Non sembrava essere una questione complessa in un centro di mille anime, incluse donne bambini. Eppure, lo stato di allerta di ognuno di noi, l’attenzione con cui la gente si spostava tra le strade del paese, non aveva potuto evitare ulteriori quattro omicidi,  differenti per metodologia, uguali per violenza e follia. L’ultimo addirittura era avvenuto in pieno giorno, all’ interno del negozio alimentari del paese, sotto gli occhi di decine di persone che non avevano assolutamente visto niente. Mario era stato colpito sul fianco con un cacciavite lungo almeno trenta centimetri, era crollato tra le scatole metalliche del mais e nessuno aveva notato niente. Avevo tentato di sembrare sicuro con la gente, sperando che la mia fermezza avrebbe potuto agitare lo spietato assassino. Avevo speso energie, ipotesi e teorie complesse, ed ora mi trovavo solo quella squallida, unica speranza di scoprire, anche senza saperlo, vicino a me il mio uomo, di sentirne l’odore acre della crudeltà, intuirne la violenza, incrociarne i pensieri, le ansie. Non era come sempre. Per la prima volta cercavo di farmi guidare da un istinto che avevo sempre sotterrato coi passaggi razionali della mia mente contorta. Sentivo che sarebbe andata in un certo modo, sentivo che dovevo portarmi lì dentro; ora dovevo semplicemente cercare di decifrare quello che la mia mente, mediante una strana alchimia, già aveva intuito. Avrei potuto fregarmene di un caso irrisolto, avrei potuto comunque vantarmi dei miei meriti passati, delle mia vittorie. Non ero tanto generoso da sperare di risolvere quel mistero per liberare la gente da un tale incubo. Ero semplicemente troppo egoista da potermi permettere di essere sconfitto. E proprio mentre il sorriso del mio narcisismo tornava a disegnarsi sul mio viso, proprio mentre varcavo la porta che dalla sacrestia portava sulla navata laterale, sentii la lama gelida di quel coltello entrarmi alla base della schiena. Cadendo vidi il volto di quel prete che si affrettava ad indossare la sua sottoveste. Avevo risolto il caso.

A N D R E A T E S T A
A U T O R E I M I E I R A C C O N T I I M I E I L I B R I C O S A D I C O N O D I M E
G L I E V E N T I L I N K L E F O T O C O N T A T T @ M I

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