(Fantasia - dedicato a Serena V. - scritto ancora
adolescente)
Abbracciati sotto l'arco
della porta, il fumo della tazzina ci carezza il sorriso.
Riviviamo tutto con
una tale simmetria, quasi come se avessimo vissuto entrambi nello stesso corpo,
scherziamo, ci picchiamo e piangiamo per le stesse identiche situazioni.
Ci
torna addosso la stessa carica di un tempo.
Cosa hai fatto in questi
trent'anni?
Di chi sei stata, perché le nostre strade tornano ad incontrarsi
?
Ora però sei mia, sei qui e anche se non mi dici niente, ancora una volta
sento che non mi ami. Hai amato tanto, ora vuoi solo essere amata. Non sei con
me; pensi a mille cose, ti incanti. Ci si perde nel tuo sguardo e tu sei persa a
tua volta negli occhi di qualcun altro che ti mostra la sua schiena e si
allontana, riportandoti da me, ancora una volta ingiustamente punito. Avrei
voluto volare con te, ti rende ancora più triste. Non si scappa dal destino,
adesso lo sai. Avresti dovuto amarmi, lo senti, e hai invece preferito sciupare
la tua vita. Avrei saputo renderla speciale, non credi ?
Hai bussato alla mia
porta, con la paura di non essere riconosciuta. Elegante, non ricordo il
vestito. Infreddolita, non so se fosse inverno. Non mi chiedere niente,
non l' ho fatto. Abbracciami e non mi sono ancora staccato dal tuo
grembo. Ti ho dato sempre tutto, ti stai prendendo pure la mia vecchiaia.
Un
rapporto unico, sicuramente, imprevedibile e stupido da parte mia che ti apro la
porta e che ti faccio entrare come se fossi appena andata via, a fare la
spesa.
Come mi sarei sentito se non ti avessi riaccolto tra le mie
braccia?
Che parole avrei usato per giustificarmi con me stesso, che pensiero
mi avrebbe consolato, che ?
Ma ti rendi conto? Cos'è stata la vita per me…
per te che muori, vivi, torni e te ne vai… mi prendi in braccio e poi mi fai
cadere come una madre cattiva, mi butti in terra, mi rialzi come niente fosse
?
Eppure siamo qui, ora, senza il coraggio di un futuro che ha fatto di noi
ciò che voleva, uniti, paura. La paura di non trovarti la mattina dopo, del
silenzio dietro lo sbattersi di una porta, di sbagliare ancora una volta senza
sapere cosa ho sbagliato in tutti questi anni.
Ancora una volta sdraiato, a
pensare in quella stessa stanza, paradiso e inferno della mia vita tutta da
percorrere ma già così piena di ricordi, prigioniero del mio stesso cuore,
prigioniero di te e della mia stessa fantasia.